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The RealmIo sono il regno, il tuo unico regno, il regno nel bel mezzo del nulla... ноября 19 Giustizia per Gabriele
Questa è una petizione affinchè ci sia giustizia per Gabriele. Serve solo un attimo, 5 minuti del vostro tempo per mettere una firma a questo link. Una giusta pena per il poliziotto che ce lo ha portato via non ci ridarà Gabriele, ma sicuramente ci darà più forza per tornare a credere nelle istituzioni e per andare avanti.
ноября 11 Ciao Gabri Gabber!Quella maglietta dell'Alien con sù scritto "Hardcore Floor" è ancora là nel mio armadio. Me la regalasti tu quando avevo 16 anni, in nome della stima e del rispetto che si era creato tra di noi. Quella maglietta bellissima, nera con i colori celesti, ce l'avevo io e pochi altri, un privilegio di cui potevo vantarmi grazie a te. E non smetterò mai di ringraziare la mia testardaggine per averla conservata, anche se ad oggi mi arriva all'ombellico, quando mia madre mi diceva "Buttala che non ti serve più a niente". Oggi è una delle poche cose che per me rappresenta il tuo ricordo, insieme ad una cassetta audio, sempre regalatami da te, mixata superbamente come tu sapevi fare, nella speranza di non dimenticare mai i pomeriggi passati in discoteca insieme, le preghiere per chiederti un omaggio oppure uno strappo in motorino, le miriadi di volte che ci siamo incontrati dai pressi di casa, passando per i locali e le piazze di Roma fino ad arrivare in Sardegna quest'estate. E con il rimpianto di non aver mai potuto ricambiare tutte le tue gentilezze nei miei confronti.
Con la testa di un ragazzino che, dopo averti salutato e chiacchierato con te, si sentiva chiedere: "Ma che conosci Gabri Gaber?" e annuiva tutto tronfio, nel mio cuore rimarrà l'adoscelenza passata insieme, i tuoi mix invidiabili e il tuo sorriso stupendo.
Ciao Gabriele, salutaci Federico da lassù!
сентября 28 Una sola parola: IMMENSI!!!
Questo dovrebbe fare chi pratica il bene e conosce il sentiero della pace: essere abile e retto, chiaro nel parlare, gentile e non vanitoso, contento e facilmente appagato; non oppresso da impegni e di modi frugali, calmo e discreto, non altero o esigente; incapace di fare ciò che il saggio poi disapprova. Traduzione del "Metta Sutta", un canto dei monaci birmani июня 08 The Cecco's High Society - Cardio DeficenzaCari, carissimi, cariati utenti di Msn che frequentate di tanto in tanto questo blog, sarete finalmente contenti di sapere che l'Alta Società del Cecco è tornata a parlare. Ricordo che l'Alta Società del Cecco è quell'organo d'informazione che non le manda a dire, ma manda direttamente a fare in culo tutto quello che non va in questo pazzo pazzo mondo, scandendo puntualmente critiche pungenti, offese irriverenti e calcioni sui denti quando ce ne è bisogno.
Ma prima di iniziare a sputare veleno, vorrei dare la parola al carissimo The Phenomenal One per le sue ultime news.
The Phenomenal One: Grazie per avermi dato spazio, The Huge Entity. Un saluto a tutte quelle simpatiche scimmiete ineducate che vengono a visitare questo blog. Purtroppo mi duole dire che la Danimarca non è riuscita l'impresa di vincere la Cup Edition, anche se in realtà non è passata nemmeno alle semifinali, visto il lassativo gioco che ha espresso in questa competizione. Ma nonostante ciò la compagine nordica sarà premiata come Squadra Rivelazione, che è un grande riconoscimento al nostro impegno e alla dedizione con cui puntualmente affrontiamo questo torneo. La premiazione avverrà stasera, spero di mettere presto le foto del prestigioso trofeo.
Grazie
Bene bene. Direi di partire in quarta. L'argomento è: le morti nel mondo del calcio. Sicuramente i più benpensanti di voi staranno già lì a pensare quanto sia inutile questo argomento. Invece è proprio sintomatico della nostra società capitalistica, sempre più impegnata a guadagnare soldi, senza vergognarsi di come questi arrivano, senza preoccuparsi delle varie vittime che produce, anche quando poi le vittime che procura sono le stesse che le hanno fatto guadagnare quei soldi.
Parliamo, per esempio, di Miklos Feher. Nazionale Ungherese, giocava nel Benfica, aveva 23 anni. Era un attaccante mediocre, bravo con la palla al piede, ma poco lucido sotto porta. Era amato più dalle tifose per via del suo bell'aspetto, dei suoi capelli lunghi e della sua aria un po' bambinesca. Un brutto giorno, durante una partita di coppa nazionale, Feher stramazza a terra per non rialzarsi più. Momenti di terrore, disperazione, il suo cuore ha cessato di battere, l'ambulanza impiega troppo tempo per entrare nello stadio.... Feher è morto. Infarto stroncante. 23 anni. Sembra incredibile che a 23 anni un ragazzo, peraltro considerato in buona salute dai medici della nazionale ungherese, subisca un colpo del genere. Infatti, l'autopsia dimostrerà che Miklos Feher non stava affatto bene, anzi: aveva una malformazione congenita al cuore!
Forse non ci si fa caso, ma i calciatori sono atleti che lavorano col proprio corpo, lavoro peraltro rimunerato più che bene, ed hanno a disposizione staff di chissà quanti esperti, tra preparatori atletici, fisioterapisti, medici sociali, per non parlare delle cliniche private che vengono messe a disposizione dalle grandi società. Com'è possibile che nessuno si fosse accorto che Feher aveva un problema del genere? Non solo, ma il medico della Nazionale Ungherese assicurò prima dell'autopsia che il giocatore stava bene di cuore... Chiariamoci, non stiamo parlando di squadre che militano in serie dilettantistiche, ma di Nazionale e di Benfica, squadra pluriscudettata che partecipa alla massima competizione europea ogni anno, tra le prime in Europa nei guadagni sul merchandising. I pensieri sono veloci e facili a venire:
1) i medici delle squadre sopracitate sono totalmente incompetenti
2) i medici delle squadre sopracitate non hanno fatto regolari controlli cardiologici, direi obbligatori per chi svolge un lavoro del genere
Nessuno pagò però per questo. Cosa importa che oggi il Benfica abbia ritirato la sua maglia quando poi viene a mancare uno dei punti fondamentali della tutela del giocatore? Non solo, ma il Portogallo avrà migliorato il sistema di soccorso nei suoi stadi, visto che forse se l'ambulanza fosse arrivata un po' prima il giocatore si sarebbe salvato?
Miklos Feher può sembrare un caso limite. Purtroppo non lo è. La sua morte risale al gennaio 2004. Pochi mesi prima, nel giugno 2003 era successo qualcosa di simile a Marc Vivien Foe, 27 anni, centrocampista camerunense militante nel Manchester City. Foe cadde a terra, i soccorsi tardarono ad arrivare ed egli morì. Infarto. L'autopsia rivelò che soffriva di una sporporzione del ventricolo sinistro e che se ci fosse stato un defibrillatore nello stadio si sarebbe salvato. Un caso dalla somiglianza sconcertante con quello di Feher. Ma non finisce qui. In Brasile, precisamente nella squadra Sao Caetano, il giocatore Serginho viene stroncato da un infarto. Serginho era sceso in campo nonostante alcuni esami cardiologici avevano mostrato che il giocatore soffriva di problemi cardiaci. Infine, il mio ultimo ricordo va a Lucas Molina, portiere argentino dell'Indipendiente: aveva 20 anni quando un infarto lo colpì nel sonno, nel novembre 2004.
Prima però di tirare le somme, parliamo di un altro paio di casi con epiloghi diversi, come quello di Nwanko Kanu. Kanu era un gran giocatore nigeriano, aveva vinto scudetto e Champions League con l'Ajax da giovanissimo, aveva trascinato la sua nazionale under 23 a vincere le olimpiadi nel 1996. Nel 1997 passò all'Inter e lì si scoprì la terribile notizia: Kanu soffriva di un sovraccarico ventricolare sinistro e di un'insufficenza valvolare aortica. Se avesse continuato a giocare sarebbe morto. Bruno Caru, il cardiologo che lo visitò, disse che era una vergogna che nessuno si fosse accorto di un problema così grave. Kanu fu portato negli USA e operato, a spese dell'Inter, rischiò la morte, ma l'operazione andò bene e alla fine tornò a giocare, gioca tuttora. Sarà che l'Inter, come dicono tutti, si prende le "sole", ma qualche anno più tardi acquistò Khalilou Fadiga, funambolica ala senegalese che aveva spopolato con la sua prestazione al mondiale del 2002. Fadiga non passò però le visite mediche; guardacaso fu proprio l'elettriocardiogramma a non dare esiti positivi. I medici lo fermarono, affermando che il giocatore poteva rischiare la vita sotto sforzo. Fadiga, controvoglia, stette fermo per 18 mesi durante i quali subì un'operazione al cuore per regolarizzare il battito cardiaco. Passò al Bolton, in Inghilterra, dove durante una partita svenne in campo. Nessuno però diede la colpa a quel vecchio problema... Ci pensò la medicina, inesorabile, e Fadiga fu operato un'altra volta, in Belgio: gli fu impiantato un defibrillatore automatico. Nonostante ciò, ancora oggi Fadiga continua imperterrito a giocare e gli organi (in)competenti glielo permettono senza fare troppo clamore...
Oggi purtroppo i politici e le società si preoccupano più di alzare i seggiolini, mettere transenne e cazzate varie invece che provvedere alla salute degli atleti e ai sistemi di soccorso nei propri stadi che ad oggi sono ridicoli. Di fronte al business la morte di una persona non vale nulla, neanche se la persona in questione è la principale protagonista di questo grande circo...
Stay Beautiful мая 07 Caduti a testa altaCi abbiamo provato, non ci siamo riusciti. Siamo usciti dal campo a testa a alta. Agli ottavi di finale, i primi a cui partecipiamo da 5 anni a questa parte, usciamo contro la Croazia, 5° classificata in campionato. L'andata ci ha visto perdere per 6-3, penalizzati da piccoli errori che però sono risultati fatali, nonostante il bel gioco espresso e la grinta contro una squadra che aveva tutte le carte in regola per farci paura visto che in campionato ci aveva liquidato con un secco 9-2. Il ritorno è stata una partita di fuoco, arbitrata da un direttore di gara non proprio "obiettivo" (per non dire imparziale), abile a farci innervosire per la disparità di giudizio usata in vari episodi, a noi sfavorevoli. Nonostante ciò, siamo riusciti a giocare una buona gara e abbiamo pareggiato 4-4, sprecando anche occassioni limpide quanto importanti. Finisce così la nostra avventura negli alti vertici della Kicker, ma non termina la voglia di giocare e di affermarsi: sabato inizia la Cup Edition. L'anno scorso l'avevamo lasciata in semifinale, travolti dalla Francia che poi ha vinto la competizione. Ora cerchiamo di tornare là e magari fare qualcosa in più. Vincere la Cup Edition vuol dire anche partecipare il prossimo anno alla Supercoppa di Kicker, cosa che ci farebbe onore.
Alla fine della stagione mancano ancora 5 partite... e le vogliamo vincere tutte e 5!!! |
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